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Stargate: OpenAI costruisce l’infrastruttura AI del futuro

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Stargate: OpenAI costruisce l’infrastruttura AI del futuro

In sintesi: OpenAI ha aggiunto 3 gigawatt di infrastruttura AI in novanta giorni con Stargate, ridisegnando i confini tra investimento privato e politica industriale.

Nel gennaio 1882, Thomas Edison accese per la prima volta la centrale elettrica di Pearl Street, a Manhattan. Alimentava 59 clienti e 400 lampadine. Nessuno sapeva ancora che cosa avrebbe significato avere l’elettricità disponibile su scala industriale, né quante fabbriche, ospedali e città sarebbero nate attorno a quella rete. Sapevano solo che bisognava costruire l’infrastruttura prima, e capire il resto dopo. Il 29 aprile 2026, OpenAI ha pubblicato un lungo documento intitolato “Building the Compute Infrastructure for the Intelligence Age”: ufficialmente è un aggiornamento sullo stato di avanzamento del progetto Stargate, ma nella sostanza è la prima volta che un’azienda privata descrive con questa sistematicità la costruzione di un’infrastruttura senza precedenti nella storia dell’industria tecnologica. E lo fa usando esattamente il paragone con l’elettricità — il che, a seconda di come la si guarda, è o una visione straordinariamente lucida o il più ambizioso esercizio di self-marketing mai tentato nel settore.

Tre gigawatt in novanta giorni: una velocità senza precedenti

Il numero che colpisce di più nel documento non è il totale degli investimenti. È la velocità. Quando OpenAI annunciò Stargate nel gennaio 2025, si impegnò a garantire 10 gigawatt di infrastruttura AI negli Stati Uniti entro il 2029. Quattro anni sembravano un orizzonte ragionevole per un obiettivo di quella portata. Poi, in soli novanta giorni, il progetto ha aggiunto oltre 3 gigawatt. Per dare un’idea della scala: un gigawatt è la potenza di un grande reattore nucleare. Tre gigawatt in tre mesi equivalgono a costruire tre centrali nucleari in un trimestre, in termini di capacità energetica installata.

Il campus principale di Abilene, in Texas, da solo utilizzerà 1,2 gigawatt di potenza — sufficiente per circa un milione di abitazioni. Oracle vi dispiegherà oltre 450.000 GPU della famiglia Nvidia GB200, nell’ambito di un contratto di locazione di quindici anni. La capacità pianificata complessiva di Stargate ha già superato i 7 gigawatt, con oltre 400 miliardi di dollari di investimento previsti nei prossimi tre anni. I siti attivi o in costruzione si trovano in Texas, New Mexico, Ohio, Michigan, Wisconsin, Wyoming e Pennsylvania. La CFO di OpenAI, Sarah Friar, ha dichiarato in un’intervista televisiva: “Nessuno nella storia dell’umanità ha mai costruito data center così velocemente.”

Una joint venture con la Casa Bianca in platea

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Stargate non è un progetto di una singola azienda. È una joint venture che coinvolge OpenAI come promotore operativo, SoftBank come responsabile finanziario, Oracle come partner principale per la costruzione e gestione dei siti, CoreWeave per data center aggiuntivi, Microsoft per i servizi cloud, Nvidia come fornitore principale di chip. Il 21 gennaio 2025, il presidente Donald Trump ne annunciò la nascita in una conferenza stampa alla Casa Bianca, affiancato da Sam Altman di OpenAI, Larry Ellison di Oracle e Masayoshi Son di SoftBank. Trump lo definì “il più grande progetto di infrastruttura AI della storia” e indicò l’intenzione di usare dichiarazioni di emergenza per accelerare lo sviluppo energetico necessario.

Quella scena — un presidente americano che presenta un progetto privato come se fosse un’opera pubblica — dice qualcosa di importante sul tipo di operazione che Stargate rappresenta. Non è solo un investimento industriale: è un atto di politica industriale travestito da annuncio aziendale, o viceversa. OpenAI ha anche presentato separatamente un documento strategico di tredici pagine intitolato “Industrial Policy for the Intelligence Age”, in cui propone idee per orientare le scelte regolatorie americane nel settore AI. La linea tra chi costruisce l’infrastruttura e chi influenza le regole che la governano è, in questo caso, molto sottile.

Il volano dell’AI e i suoi punti ciechi

Il documento di OpenAI descrive con franchezza il meccanismo che giustifica l’intera operazione. Lo chiama “AI flywheel”, ovvero il volano dell’AI: più capacità di calcolo consente modelli migliori, modelli migliori generano più utilizzo, più utilizzo migliora prodotti e ricavi, e quei ricavi vengono reinvestiti in nuova infrastruttura. È una logica circolare che si autoalimenta, almeno in teoria. OpenAI cita anche la CFO Friar su quello che definisce “una massiccia crisi del compute”: non c’è abbastanza capacità di calcolo per fare tutto ciò che l’AI potrebbe fare oggi — una tesi supportata dai dati raccolti nell’AI Index 2026.

Ma proprio qui emerge la tensione più interessante del documento, quella che il comunicato stampa non ha interesse a sottolineare. Il finanziamento di Stargate è esso stesso circolare: SoftBank ha preso in prestito il suo primo tranche da 10 miliardi di dollari dalla banca giapponese Mizuho e da altri creditori; JPMorgan Chase ha prestato 2,3 miliardi di dollari a OpenAI e ai suoi partner per i soli progetti di Abilene; AMD, uno dei fornitori di chip, ha un accordo che prevede la possibilità che OpenAI acquisti una quota del 10% della società stessa se vengono raggiunti certi obiettivi. I fornitori investono nel progetto che finanzia i loro acquisti. I creditori prestano a chi costruisce l’infrastruttura che genera i ricavi necessari a ripagare i prestiti. Non è necessariamente un problema — tutta la grande industria funziona con leve finanziarie simili — ma è un’architettura che richiede che il volano giri davvero. Se rallenta, i nodi si stringono tutti insieme.

Non è un’ipotesi astratta: nell’agosto 2025, Bloomberg aveva riferito che il progetto non era ancora partito e che i fondi per soddisfare il budget iniziale di 500 miliardi non erano stati raccolti. Elon Musk, CEO del concorrente xAI, aveva sostenuto pubblicamente che i finanziamenti non reggevano le promesse. Sam Altman aveva smentito. Il CEO di Arm, Rene Haas, aveva confermato la solidità del progetto. Oggi, con i cantieri aperti e i rack di GPU consegnati, sembra che Altman avesse ragione. Ma il fatto che il dubbio fosse legittimo, e che sia rimasto in circolazione per mesi, è parte della storia.

Il chip che non c’era ancora: la scommessa sul silicio proprietario

Uno dei dettagli tecnici più rilevanti del documento riguarda l’hardware. Oracle ha già iniziato a consegnare i primi rack con chip Nvidia GB200 e OpenAI ha avviato le prime attività di training — cioè addestramento dei modelli, come quello alla base di GPT-6 — e di inferenza, ovvero l’utilizzo dei modelli per rispondere alle richieste degli utenti. La prossima ondata di compute Stargate includerà i chip di nuova generazione Nvidia Vera Rubin, con le fondamenta già gettate per una capacità attesa online tra il 2026 e il 2027. Nel frattempo, i chip personalizzati di OpenAI prodotti da Broadcom — un’architettura progettata internamente, non acquistata sul mercato — hanno completato la fase di progettazione e sono in linea per il primo dispiegamento nella seconda metà del 2026.

Questo è un segnale strategico importante. OpenAI sta costruendo non solo la capacità di calcolo, ma anche la capacità di controllare il silicio su cui quella computazione gira. La dipendenza da Nvidia è reale e costosa. Avere un chip proprietario non elimina quella dipendenza, ma la riduce. È la stessa mossa che Apple ha fatto con i chip M, che Google ha fatto con i TPU. OpenAI arriva tardi, ma arriva.

La gara che nessuno può permettersi di perdere

Il contesto competitivo in cui Stargate si inserisce è quello di una spesa in conto capitale che non ha precedenti nella storia dell’industria tecnologica. Microsoft ha annunciato 80 miliardi di dollari di investimenti nell’anno fiscale 2025 solo per data center abilitati all’AI. Google ha assunto un impegno di 75 miliardi per lo stesso anno. Meta ha stanziato 65 miliardi, incluso un data center da oltre 2 gigawatt. Amazon prevede di portare il suo capex a 100 miliardi nell’anno in corso. Stargate, con i suoi 400 miliardi in tre anni, è la scommessa più grande, ma non è l’unica. Non a caso, anche Anthropic si muove nella stessa direzione, con 3,5 gigawatt di potenza garantiti da Google.

IDC prevede che la spesa mondiale in AI raggiungerà 632 miliardi di dollari entro il 2028. Entro il 2030, la capacità globale specifica per l’AI è proiettata a circa 122 gigawatt, con il 70% concentrato tra i grandi operatori di infrastruttura. Il problema non è solo costruire: è trovare l’energia per far girare quello che si costruisce. Nonostante un aumento del 34% dell’offerta di spazi nei data center, i tassi di vacancy nei mercati chiave sono scesi a un minimo storico dell’1,9%. Oltre il 70% delle nuove costruzioni è già pre-affittato prima ancora di essere completato. L’accesso all’energia è il vero collo di bottiglia, non il capitale. Il sito di Abilene usa un sistema di raffreddamento a circuito chiuso che ricicla l’acqua invece di consumarla: il riempimento iniziale per ciascun edificio equivale a circa due piscine olimpioniche, un dettaglio concreto su cosa significa costruire a questa scala in un territorio dove l’acqua è una risorsa scarsa.

Perché è importante

Stargate non è solo il più grande investimento infrastrutturale nella storia dell’AI: è il primo caso in cui un’azienda privata costruisce, con il sostegno esplicito di un governo, un’infrastruttura che potrebbe diventare tanto essenziale quanto le reti elettriche o le autostrade. La velocità di esecuzione — 3 gigawatt in novanta giorni — cambia i termini del confronto competitivo globale e pone con urgenza la domanda su chi debba controllare le fondamenta digitali dell’economia futura.

La domanda che il documento non fa

OpenAI conclude il documento con una frase che merita attenzione: “Stiamo facendo questo con i partner perché nessuna singola azienda può costruire l’infrastruttura per l’Intelligence Age da sola.” È vera, e al tempo stesso è un’ammissione implicita di qualcosa che il documento non affronta mai direttamente: chi controlla questa infrastruttura, controlla qualcosa di molto più grande di un servizio tecnologico.

Edison costruì la centrale di Pearl Street e per decenni controllò la distribuzione dell’elettricità a New York. Poi arrivò la regolamentazione, la nazionalizzazione parziale, le utility pubbliche. L’elettricità divenne un bene troppo essenziale per restare interamente nelle mani di un’azienda privata. L’AI — se la premessa di OpenAI è corretta, e cioè che è davvero la prossima tecnologia a uso generale — seguirà lo stesso percorso? E se sì, chi decide quando è il momento di farlo, e con quali strumenti? Stargate è la risposta più ambiziosa mai data alla domanda “quanto compute serve per l’AI”. La domanda su chi dovrebbe possedere quel compute è ancora aperta.

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